Le certificazioni in campo edilizio

Spesso si confonde la normazione di una determinata attività o di un prodotto con la sua certificazione. In realtà la norma definisce i requisiti da rispettare e la certificazione attesta che effettivamente quella determinata attività, o quello specifico prodotto, rispetta i requisiti della norma. La certificazione è quindi una procedura con cui una parte terza, indipendente, dà assicurazione scritta che un prodotto, un servizio, un processo o una persona è conforme ai requisiti specificati.
La certificazione è virtuosa sia per le imprese sia per i consumatori. Per i primi: rafforza la fiducia del consumatore, fornendo le prove della qualità dei prodotti; le distingue dai concorrenti; aumenta la loro professionalità e la loro conoscenza; fornisce uno strumento di gestione aziendale; aiuta ad espandere il proprio mercato e a promuovere la propria immagine. Per i consumatori, la certificazione garantisce che il prodotto sia conforme alle specifiche di sicurezza, di qualità, di prestazioni e affidabilità definite dalle norme super partes. 
La certificazione di sistema, poi, assicura la capacità di un'organizzazione di strutturarsi e gestire le proprie risorse e i propri processi in modo da riconoscere e soddisfare i bisogni dei clienti e le esigenze della collettività, impegnandosi al miglioramento continuo. Lo standard ISO più popolare in tal senso è di certo l’ISO 9000 sulla gestione della qualità, ma possiamo citarne altri molto noti, che attengono anche all’edilizia ISO 14000 sulla gestione dell’ambiente; ISO 20000 sulla gestione dei servizi; ISO 26000 sulla responsabilità sociale; ISO 27001 sulla gestione della sicurezza delle informazioni; ISO 31000 sulla gestione del rischio; ISO 50001 sulla gestione dell’energia. 
La credibilità delle certificazioni, s’intende, dipende dalle organizzazioni che le emettono: la qualificazione degli organismi di certificazione viene indicata con il termine "accreditamento". Si tratta di procedure eseguite da enti di parte terza (l'ente unico di accreditamento in Italia è ACCREDIA, istituito con il Regolamento 765/2008) che si assumono l'onere di accertare l'oggettiva aderenza da parte degli organismi di certificazione alle prescrizioni indicate dalle diverse norme che ne regolano l'attività. Oltre alla certificazione di terza parte esistono altre due tipologie di valutazione della conformità di un prodotto/servizio a una norma: quella di prima e di seconda parte. 
Una valutazione di prima parte è una valutazione della conformità eseguita dalla stessa persona o organizzazione che fornisce l'oggetto della valutazione, per esempio un prodotto. Si tratta di un’autodichiarazione. Una valutazione di seconda parte è invece eseguita da una persona o da un'organizzazione che ha un interesse da utilizzatore per l'oggetto della valutazione: è dunque la prassi di un cliente che intende verificare la rispondenza del prodotto del proprio fornitore alle specifiche richieste. 

La certificazione degli edifici 
L’evoluzione della normativa fin qui descritta, accompagnata a una sempre maggiore sensibilità verso un’edilizia sostenibile, hanno generato una crescente richiesta di garanzie sulla qualità dell’intero patrimonio edilizio, residenziale, commerciale, scolastico, industriale e a uso ufficio. Per migliorare la qualità degli edifici, molti enti terzi, non coinvolti nella progettazione e/o nella realizzazione di un immobile, tutelano gli interessi di chi prende in affitto o acquista un'abitazione tramite certificazione di prodotti e processi. 
A titolo di esempio, possiamo citare tra gli enti più attivi in Italia nel settore delle costruzioni CSI e ICMQ. 
Il primo è un Centro di Certificazione e Analisi comportamentale polivalente, che opera internazionalmente nel settore dei servizi alle aziende. Fondato agli inizi degli anni 60, CSI è una società del Gruppo IMQ (Istituto Italiano del Marchio di Qualità). Il secondo è un istituto di certificazione e marchio qualità per prodotti e servizi per le costruzioni, la cui mission iniziale di diffondere la cultura della qualità nell’ambito della produzione industriale si è esteso, col tempo, ai servizi per le costruzioni e l’edilizia in genere. 
L’iter di certificazione della qualità energetica e di comfort di un edificio è articolato e prevede controlli in ufficio del progetto, verifiche in cantiere e verifica della documentazione finale. 
Molteplici sono i servizi offerti da tali enti: 
• certificazione volontaria degli edifici per attestare e garantire la qualità prestazionale. Si tratta di certificazioni energetiche, acustiche, del benessere termico, del benessere luminoso, del risparmio idrico; 
• certificazione energetica cogente, secondo la legislazione nazionale e regionale (la cosiddetta APE, per cui si rimanda poco sotto); 
• diagnosi energetica e audit energetico, con i quali vengono rilevati ed analizzati i reali consumi di un edificio; ciò consente di definire gli interventi per ottimizzare il rapporto tra prestazioni e costi di gestione; 
• verifica del rispetto dei requisiti acustici passivi di un edificio, stabiliti dalla legislazione locale vigente; 
• verifica dei requisiti prestazionali richiesti ai materiali/componenti, che controlla la corrispondenza fra i requisiti indicati nel Capitolato delle opere e/o nella documentazione tecnica relativa (schede tecniche, certificati acustici, ecc.); 
• certificazione ARCA (Architettura Comfort Ambiente) ideata da Trentino Sviluppo specificamente per gli edifici in legno. La qualità di un edificio ARCA viene misurata su tre categorie: prestazioni tecniche (50%), gestione dell’edificio (30%), edilizia sostenibile (20%); 
• certificazioni volontarie della sostenibilità in edilizia, secondo i protocolli di sostenibilità, cui è dedicato l’intero paragrafo seguente. 

I protocolli o certificazioni di sostenibilità volontari  
I protocolli di sostenibilità sono strumenti affermati a livello internazionale per la valutazione della qualità ambientale, ecologica e sociale nel settore delle costruzioni. La maggior parte si basa sui sistemi “Rating”, ovvero un insieme di “crediti” con un corrispondente punteggio. 
I protocolli nascono negli anni ‘90 con l’obiettivo di diffondere la cultura di edilizia sostenibile a tutto tondo: 
• efficienza energetica, area tematica che ha generalmente il peso maggiore sulla valutazione globale dell’edificio; 
• riduzione dell’impatto ambientale a tutto il ciclo di vita dell’edificio, dalla costruzione alla sua dismissione o riqualificazione; 
• qualità degli ambienti interni
Attualmente uno dei protocolli più adottati nel mondo e applicabile anche in Italia è il LEED® (Leadership in Energy an Environmental Design), sviluppato negli Stati Uniti dal U.S. Green Building Council. LEED vanta oltre 13.000 edifici certificati in tutto il mondo, con centinaia di edifici certificati fuori dai confini USA, dall’Europa al sud America, dalla Cina al Golfo Persico. In Italia è lo standard estero di certificazione più utilizzato. 
Altro sistema fra i più diffusi a livello internazionale, nonché il precursore di tutte le certificazioni di sostenibilitá per edifici, è il BREEAM® (Building Research Establishment Environmental Assessment Methodology), emesso dalla britannica BRE Building Research Establishment, e introdotto anche sul mercato italiano, sempre basato sul sistema di rating. Secondo i dati pubblicati sul sito ufficiale, BREEAM sarebbe lo standard di certificazione di sostenibilità in edilizia più usato al mondo, potendo vantare oltre 16.000 progetti certificati in più di 50 paesi. 
Esistono altri standard più affermati a livello locale, come quello tedesco DGNB (Deutsches Gütessiegel für Nachhaltiges Bauen) e quello francese HQE (Haute Qualité Environnementale)
Anche l’Italia ha messo a punto un protocollo di sostenibilità denominato ITACA (Istituto per l’innovazione e trasparenza degli appalti e la compatibilità ambientale) che seppur adottato da diverse regioni, stenta a diffondersi sul mercato. ITACA si configura come un insieme di protocolli di valutazione regionali caratterizzati da una metodologia e da requisiti tecnico-scientifici comuni. Questo consente una contestualizzazione alle peculiarità territoriali, un aspetto particolarmente importante per l’Italia, caratterizzata da profili climatici e da prassi costruttive diverse. 
Tra i sistemi di certificazione nazionali più recenti vi è poi CasaClima Nature realizzato dall’Agenzia per l’Energia Alto Adige – CasaClima. Esso sta divenendo un vero e proprio punto di riferimento per un costruire energeticamente efficiente e sostenibile, diventando ad oggi uno dei marchi energetici leader in Europa. I vari protocolli di sostenibilità si differenziano per svariati aspetti, ma di certo un punto da sottolineare è la scelta del modello di simulazione per la valutazione delle prestazioni energetiche degli edifici. Come accennato, l´analisi energetica dell´edificio è l’architrave dei protocolli. 
Essa richiede l’accurata valutazione delle interazioni tra l’involucro edilizio, i sistemi impiantistici, l’ambiente esterno e l’utenza: a tal fine, in particolare nel caso di sistemi edilizi e impiantistici innovativi, risulta sempre più spesso necessaria l’applicazione della simulazione energetica dinamica. Inoltre, abbinando la simulazione energetica dinamica allo studio del comportamento termico dell’edificio, è possibile valutare altri parametri legati al comfort, come ad esempio la temperatura operativa e l’asimmetria radiante, anch’essi valutati nei protocolli di sostenibilità. 

L’APE (Attestato Prestazione Energetica) obbligatorio 
L’APE, che prima delle modifiche del decreto 63/2013 si chiamava ACE (Attestato di certificazione energetica), è uno strumento di controllo che riporta, attraverso la scala energetica, le caratteristiche energetiche di un edificio, di un'abitazione o di un appartamento. Potremmo definirlo una sorta di carta d’identità energetica dell'immobile. Esso è obbligatorio in fase di acquisto o locazione di un immobile. 
Secondo le Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici, D.M. 26/06/2015, e in conformità alla direttiva europea, dal 1° Luglio 2009 l’APE va obbligatoriamente allegato ai contratti in caso di compravendita di immobili e dal 1° Luglio 2010 anche ai contratti di locazione. Dal Gennaio 2012 l'indice di prestazione energetica, misurato in kwh/mq anno, deve essere inserito anche negli annunci immobiliari. Solitamente, salvo diversi accordi, il costo della sua redazione è a carico di chi vende in caso di compravendita, dal proprietario in caso di locazione. 
L’APE è utile perché informa l'acquirente sul consumo energetico: vi sono riportati, infatti, l'indice di prestazione energetica (chiamato IPE), la classe energetica e l'Indice di prestazione energetica globale dell’edificio o della singola abitazione, che esprime il valore tra il consumo per riscaldamento invernale e la produzione di acqua calda. Può redigere l'Ape un tecnico, generalmente un ingegnere, un geometra, un architetto, abilitato alla progettazione di edifici e impianti, autorizzato dalla Regione di residenza in base al possesso dei requisiti previsti dal D.P.R. 16 aprile 2013 n. 75, definito certificatore energetico. 
Dal 1° Ottobre 2015, al fine di uniformare la documentazione prodotta, la normativa entrata in vigore con il decreto del ministero dello sviluppo economico del 26 giugno 2015, ha introdotto varie novità, tra cui si distinguono: 
• obbligo del sopralluogo da parte del certificatore energetico; 
• modello unico e uguale per tutto il territorio, al fine di superare le differenze tra le varie Regioni; 
• introduzione delle valutazioni del raffrescamento, dell’illuminazione e della ventilazione oltre a quelle del riscaldamento e dell’acqua calda sanitaria, per ottenere valutazioni più realistiche; 
• aumento delle classi energetiche da 7 a 10 : A4, A3, A2, A1, B, C, D, E, F, G; partendo dalla più efficiente la classe A4 alla meno efficiente la classe G; 
• obbligo di valutare e proporre dei miglioramenti per aumentare l'efficienza ed il risparmio energetico; 
• validità di 10 anni subordinata al rispetto della normativa relativa ai controlli di efficienza energetica degli impianti, come ad esempio il controllo dei fumi o di combustione della caldaia. 
L'aggiornamento si rende obbligatorio ogniqualvolta vi sia un intervento di ristrutturazione e riqualificazione che interessa l'immobile e che vada a mutare le sue caratteristiche energetiche. 

EPD - Dichiarazione Ambientale di Prodotto 
ICMQ primo certificatore EPD in Italia 
Diviene sempre più importante, per le aziende produttrici di beni o erogatrici di servizi, essere in grado di fornire al mercato di riferimento informazioni sulle prestazioni ambientali dei propri prodotti e servizi. La Dichiarazione Ambientale di Prodotto EPD (Environmetal Product Declaration) è un’etichettatura conforme ai requisiti del Programma Internazionale EPD© gestito dal Swedish Environmental Management Council (SENCo) ed è volontaria ed applicabile a tutti i prodotti e servizi indipendentemente dal loro uso o dalla loro posizione nella filiera produttiva. Si tratta di uno strumento innovativo che rientra a pieno titolo tra le politiche ambientali comunitarie, capace di valutare tutte le caratteristiche, le prestazioni e gli impatti ambientali di prodotti e servizi pubblicate all'interno della Dichiarazione Ambientale di Prodotto e di comunicarli in modo oggettivo, confrontabile e credibile all’esterno. 
La EPD è sviluppata in applicazione della norma UNI EN ISO 14025:2010 (Etichette e dichiarazioni ambientali - Dichiarazioni ambientali di Tipo III) e rappresenta uno strumento per comunicare informazioni oggettive, confrontabili e credibili relative alla prestazione ambientale di prodotti e servizi. Le prestazioni, riportate nella EPD, devono basarsi sull´Analisi del Ciclo di Vita (Life Cycle Assessment - LCA) in accordo con le norme della serie ISO 14040, fondamento metodologico da cui scaturisce l´oggettività delle informazioni fornite. 
Esistono tre diversi tipi di etichettature ambientali, istituite dalle norme ISO serie 14020: 
- TIPO I: Etichette ecologiche volontarie basate su un sistema multicriteria che considera l’intero ciclo di vita del prodotto, sottoposte a certificazione esterna da parte di un ente indipendente (tra queste rientra, ad esempio, il marchio europeo di qualità ecologica ECOLABEL). (ISO 14024); 
- TIPO II: Etichette ecologiche che riportano auto-dichiarazioni ambientali da parte di produttori, importatori o distributori di prodotti, senza che vi sia l’intervento di un organismo indipendente di certificazione (tra le quali: “Riciclabile”, “Compostabile”, ecc.). (ISO 14021); 
- TIPO III: Etichette ecologiche che riportano dichiarazioni basate su parametri stabiliti e che contengono una quantificazione degli impatti ambientali associati al ciclo di vita del prodotto calcolato attraverso un sistema LCA. Sono sottoposte a un controllo indipendente e presentate in forma chiara e confrontabile. Tra di esse rientrano, ad esempio, le “Dichiarazioni Ambientali di Prodotto”. (ISO 14025). 
Oggi, grazie a EPDItaly, anche in Italia le organizzazioni che agiscono impegnandosi nel ridurre gli impatti ambientali legati alla produzione dei loro prodotti o servizi possono essere valorizzate e ottenere dei riconoscimenti a livello internazionale. Per pubblicare le EPD all’interno del programma, le organizzazioni hanno bisogno di una convalida da parte di un ente terzo di certificazione accreditato. 
ICMQ è da oggi il primo e unico istituto accreditato da Accredia come ente certificatore di EPDItaly. “Questo è per noi un importante traguardo – afferma Lorenzo Orsenigo, Direttore Generale ICMQ - perché EPDItaly è il primo operatore italiano a garantire un riconoscimento a tutti i soggetti che nel nostro paese operano secondo un’ottica sostenibile nel rispetto dell’ambiente. Certificare soggetti e prodotti che siano in grado di competere a livello internazionale ci rende orgogliosi del nostro impegno e del nostro lavoro.”
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