L’evoluzione del concetto di comfort abitativo

Qualche tempo fa la prestazione energetica e l’isolamento termo-acustico di un edificio non avevano un'importanza significativa, attualmente invece con le nuove normative nel settore edilizio e a causa dei vincoli ambientali e del crescere dei costi di combustibile è sorta la necessità di limitare le dispersioni termiche delle abitazioni sviluppando soluzioni adeguate.
Le azioni rivolte al miglioramento dell’aspetto energetico dell’edificio sono prevalentemente legate alla limitazione delle dispersioni: un attento rinnovo delle facciate con cappotti esterni di rivestimento, un accurato isolamento delle coperture, e il controllo della ventilazione degli ambienti comportano oltre alla riduzione della trasmittanza dell’edificio, anche il miglioramento del comfort abitativo, elemento quest’ultimo da non sottovalutare. 
Nell’ottica di migliorare il comfort interno degli edifici si muovono anche i Criteri Ambientali Minimi (CAM) del dm 11 gennaio 2017 “Adozione dei criteri ambientali minimi”. In particolare, nell’allegato 2 “Criteri ambientali minimi per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici” sono indicati i criteri che consentono di assicurare prestazioni atte ad ottenere un elevato comfort ambientale. 

Tipologie di comfort 
Si definisce comfort ambientale quella particolare condizione di benessere determinata, in funzione delle percezioni sensoriali di un individuo inserito in un ambiente. A questo partecipano diversi parametri dalla temperatura, all’umidità dell’aria, al livello di rumorosità e alla luminosità rilevati all’interno dell’ambiente. Da tale definizione si ha dunque la differenziazione tra: benessere termo-igrometrico, benessere luminoso e benessere acustico. 

- Comfort Termo-igrometrico. 
Tra le specifiche tecniche dell’edificio indicate dai CAM, oltre ai vincoli su diagnosi energetica, prestazione energetica e risparmio idrico sono indicati anche criteri sulla qualità ambientale interna (comfort) e un accenno particolare viene fatto per il comfort termoigrometrico. Il benessere termoigrometrico è definito dall'American Society of Heating Ventilation and Air-conditioning Engineers (ASHRAE) come quel particolare stato della mente che esprime soddisfazione con l'ambiente circostante. Per avere una sensazione di comfort termo igrometrico occorre che le pareti e le superfici orizzontali (solai) non risultino freddi, ma per evitare che si raffreddino bisogna coibentarle, applicare cioè attorno ad esse uno strato isolante. 
Creare un ambiente isolato dal punto di vista termico permette di ottenere una prevenzione dai problemi legati alla presenza di umidità di condensa, che si manifestano solitamente con la formazione di muffe e macchie scure, dovute alla superficie fredda in alcuni punti, questo si ottiene posizionando degli isolanti termici all'esterno delle pareti, coinvolgendo tutto l'involucro, in modo da ottenere all'interno una temperatura uniforme. L'isolamento termico consente inoltre, di ridurre le dispersioni di calore e quindi i costi del riscaldamento oltre all'apporto di CO2 nell'ambiente. La sensazione di benessere è diversa da soggetto a soggetto e dipende da fattori ambientali misurabili e altri fattori personali non quantificabili. Nonostante il grande numero di parametri che la possono influenzare, alla base della sensazione termica del corpo umano c’è la temperatura degli organi interni che si attesta, in individui sani, sui 37° C, con una variazione di circa mezzo grado centigrado. 
Per la valutazione del comfort termo-igrometrico esistono diversi modelli teorici basati sia su aspetti fisiologici e comportamentali, sia su analisi statistiche, in modo da coprire anche le diverse sensibilità dei soggetti: come il modello Fanger, che definisce le temperature interne da rispettare nel caso in cui il raffrescamento sia fornito mediante un sistema attivo (meccanicamente), o il modello di Comfort Adattivo, dove viene imposto il limite di temperatura superiore e inferiore nel caso di strategie di raffrescamento passivo (senza apparecchi meccanici). Il Modello di Fanger vede le persone come soggetti passivi di scambio termico, all’interno di ambienti chiusi verso l’esterno e climatizzati. Nel Modello di comfort adattivo l’occupante di un edificio non è più semplicemente inteso come un soggetto passivo, così come appariva nel modello statico, ma come un agente attivo che interagisce a tutti i livelli con l’ambiente in cui soggiorna. Il modello adattivo, generalmente, definisce temperature di comfort maggiori e più flessibili rispetto al modello di Fanger. Spesso la temperatura di comfort adattiva ottimale può essere raggiunta utilizzando strategie di raffrescamento passivo, come l’ombreggiamento delle finestre e la ventilazione notturna. In questi casi, il fabbisogno di raffrescamento si riduce praticamente a zero, e non è necessario (o quasi) un raffrescamento meccanico. 

- Comfort luminoso. 
Il benessere visivo rappresenta il livello ottimale di luce che consente ai nostri occhi la migliore percezione visiva dell’ambiente intesa come rilievo dei contrasti di colori e luminosità, distinzione degli oggetti anche di quelli più distanti. Condizioni di benessere luminoso in un ambiente si ottengono con una giusta quantità di luce, sia di giorno che di notte. Di giorno occorre permettere che un'adeguata quantità di luce esterna possa entrare nell'ambiente. È quindi opportuno avere un'adeguata superficie finestrata. Per la notte e per i giorni non soleggiati, l'ambiente dovrà essere dotato di opportuna illuminazione artificiale. La progettazione dell’illuminazione artificiale deve per cui essere assolutamente curata e in particolare sviluppare uniformità nel tempo, un bilanciamento corretto negli ambienti, un grado di illuminazione adeguato rispetto alle attività svolte ed avere una composizione spettrale simile a quella della luce naturale. 
Esistono parametri per la misurazione dell’illuminamento delle superfici come il Coefficiente di Illuminazione Diurno che esprime il rapporto percentuale tra illuminamento interno in un punto e quello che si ha nelle stesse condizioni di tempo su una superficie esterna orizzontale esposta alla radiazione solare in maniera indiretta. Questo rapporto per legge per le abitazioni non deve essere inferiore al 2%. Un altro parametro di legge riguarda i rapporti aeroilluminanti di un locale. Per il regolamento di igiene ogni locale dell’abitazione, per garantire standard qualitativi base, deve avere il rapporto tra la superficie vetrata (che consente quindi l’apertura per la ventilazione e l’ingresso della radiazione solare) e la superficie lorda di pavimento non inferiore a 1/8 o a 1/10 (in base al comune di riferimento). 

- Comfort acustico. 
Il benessere acustico risulta essere quella condizione in cui un soggetto non sia disturbato nella sua attività dalla presenza di altri suoni e non subisca danni all'apparato uditivo provocati da un'esposizione più o meno prolungata a fonti di rumore. 
La protezione degli ambienti dai rumori provenienti dall’esterno o da ambienti adiacenti assume una importanza sempre maggiore sia per la richiesta di una certificazione a livello normativo in aggiunta all’attuale legge (DPCM 5/12/97) che per la crescente sensibilità maturata dalle persone sul problema dell’inquinamento acustico. Il criterio di valutazione del comfort acustico fa riferimento al concetto di livello sonoro. Il livello della pressione sonora rappresenta l'incremento in scala logaritmica della pressione dell'aria rispetto ad una situazione di quiete dell'aria stessa. In relazione al tipo di ambiente e all'attività svolta in tale ambiente viene definito un livello sonoro di normale tollerabilità, ovvero una soglia massima di rumore ritenuta accettabile perché non provochi disagio sull'utente. Il superamento di tale soglia porta alla perdita della condizione di benessere. Una volta definite le sorgenti di rumore, esterne o interne, viene successivamente valutato le modalità di propagazione delle onde sonore all’interno dei vari ambienti di un edificio. 
La legislazione vigente disciplina l’inquinamento acustico attraverso DPCM 14/11/97 che stabilisce dei valori limite delle sorgenti sonore e con il DPCM 5/12/97 che definisce i requisiti acustici passivi degli edifici che sono suddivisi in sette categorie in funzione della loro destinazione d’uso. Il criterio di valutazione del comfort acustico fa riferimento al concetto di livello sonoro. Il superamento di tale soglia porta alla perdita della condizione di benessere. Nei confronti della rumorosità all’interno degli organismi edilizi la progettazione deve prospettare le soluzioni tecnologiche ed architettoniche capaci di realizzare le condizioni per il benessere acustico degli individui. 
La trasmissione del rumore avviene in genere secondo due distinti meccanismi di propagazione: 
• Trasmissione per via aerea, quando il rumore si propaga liberamente nell’aria senza incontrare ostacoli solidi; 
• Trasmissione per via strutturale, quando il rumore si propaga attraverso le strutture solide tramite vibrazione elastiche (appartiene a questa categoria il rumore da calpestio); la trasmissione strutturale termina quando la vibrazione arriva ad una struttura che, vibrando a contatto con l’aria, dà origine alla propagazione per via aerea. 
Per quanto riguarda i prodotti isolanti utilizzati in questo settore, il potere fonoisolante di cui sono dotati è un parametro globale, un requisito prestazionale richiesto al sistema. Il fonoassorbimento, legato al coefficiente di assorbimento acustico, è una caratteristica intrinseca del materiale che indica la quantità di potenza sonora, rispetto alla potenza incidente, che non viene restituita all’ambiente sorgente e che quindi viene assorbita dalla parete stessa.
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